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“Vendere per un tozzo di pane la propria dignità, e la molecola di democrazia che ciascuno di noi rappresenta, non è forse grave e disgustoso?”

12 Ott

L’AMACA

di Michele Serra, 12/10/2012

Ma i nomi e le fotografie degli elettori lombardi che hanno venduto il loro voto per 50 euro, qualora noti agli inquirenti, non meriterebbero forse le prime pagine dei giornali? Vendere per un tozzo di pane la propria dignità, e la molecola di democrazia che ciascuno di noi rappresenta, non è forse grave e disgustoso? Mentre quelli della “casta” — giustamente — sono messi alla gogna, perché l’esercito di servi e di mantenuti che li tengono in sella, e li votano in cambio di una mancia, deve farla perennemente franca? Scommettiamo che gli stessi italianuzzi che si fanno scrivere su un foglietto, dal capobastone di turno, il nome di chi votare, sono gli stessi che al bar (o sul web) latrano contro “i politici che rubano”? Detto che la classe dirigente, ovviamente, ha maggior potere e dunque maggiori responsabilità, perché gli elettori venduti, co-protagonisti di uno sporco trucco, devono contare sull’anonimato e sull’impunità? Se si accerta che il tale ha venduto il proprio voto, non sarebbe giusto e doveroso levargli per sempre i diritti civili, primo tra tutti quel diritto di voto che hanno esercitato con tanta disonestà?

Da La Repubblica del 12/10/2012.

 
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Pubblicato da su 12 ottobre 2012 in L'amaca, Uncategorized

 

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