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Forconi e Tir: Forza d’Urto siciliana

19 Gen

In questi giorni siamo letteralmente sommersi (è proprio il caso di usare questa parola) dalle informazioni sul naufragio della Costa Concordia. Per carità, giustissimo. E’ bene che si sappia cosa è successo e che siano chiarite cause e responsabilità del misfatto. Ed è bene che si continui a parlarne anche quando la gente se ne sarà un po’ stufata, come sempre accade, e come sempre i giornali e le tv seguiranno gli umori dei loro “consumatori” e sposteranno i riflettori su qualcos’altro. Altrettanto comprensibile quindi la copertura mediatica della faccenda, specie se la si vede – come qualcuno ha proposto – come una sorta di allegoria dell’attuale situazione italiana. La nave che affonda, il comandante che abbandona prima di tutti invece che coordinare i soccorsi e il “professore” di turno (in realtà capitano) che sembra prendere in mano la situazione, con voce ferma e potente. Senza scordarsi di chi rinfranca l’italico orgoglio, eroicamente intrappolato a bordo della nave con una gamba rotta dopo aver cercato di salvare più passeggeri possibili.

Purtroppo la faccenda sembra oscurare tutto il resto. Così l’ombra lunga del transatlantico, dal Giglio si stende fino alla Sicilia. Che c’entra la Sicilia direte voi? C’entra eccome, solo che ancora i media tradizionali sembrano non aver capito l’importanza del fenomeno e lo spazio ad esso riservato resta poco, per cui molti ancora non lo sanno o l’hanno appena sentito dire. Così la domanda di poco sopra resta in parte giustificata. Per le malelingue, va detto, tutto ciò sarebbe voluto. Riservare poco spazio al nascente fenomeno intendo. La paura sarebbe quella di scatenare un’esplosione ben più grande, di cui gli avvenimenti siciliani di questi giorni sarebbero solo la miccia. Paura di una protesta forte ed estesa, forse troppo, di una “rivoluzione” vera magari, che non finisca a tarallucci e vino.

Per cui ancora si parla troppo poco del Movimento dei Forconi, “un’Associazione di agricoltori, pastori, allevatori stanchi del disinteresse quando non del maltrattamento da parte delle istituzioni”, come si legge sulla loro pagina Facebook. O di Forza d’Urto, altro movimento siciliano “nato dall’unione degli Autotrasportatori Aias, Movimento dei Forconi (appunto!), pescatori, imprenditori agricoli e da tantissimi altri”. Un movimento “apolitico ed apartitico ed espressione delle principali associazioni produttive siciliane”, che in questi giorni sta paralizzando la Sicilia, usando la tecnica dei blocchi stradali, a cui vengono distribuiti volantini, e impedendo il rifornimento delle pompe di benzina, per protestare contro il caro gasolio e le sempre presenti, nonché crescenti, difficoltà in cui si trovano questi lavoratori. Lamentano l’incompetenza e l’assenza dei politici locali, chiedeno l’intervento del governo (sembra che Monti abbia fatto sapere loro che li incontrerà solo se allenteranno la presa e che la risposta sia stata il proseguo della protesta come da programma) e dell’Unione Europea, unici soggetti in grado di migliorare la situazione. Fra le richieste anche nuove elezioni regionali e tagli ai costi della politica locale.

Al movimento sembra si stiano aggregando anche studenti e cittadini, che esprimono sostegno e solidarietà all’iniziativa di questi lavoratori siciliani, che qualcuno vede già come esempio.

 
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Pubblicato da su 19 gennaio 2012 in (dis)informazione

 

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