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Watchdog, Orwell, cortigiani insoddisfatti e teleobiettivi

28 Nov

Se il caso Watergate fu genesi di quel potere giornalistico, talvolta considerato aggressivo, che tanto fa paura a lor signori, il codice di autoregolamentazione dei fotografi del parlamento non può che essere il più recente, ma sicuramente non l’ultimo, “scudo” contro la privacy ( o segretezza?o omertà ?) dei potenti, minacciata da un teleobiettivo curioso al servizio del popolo (teoricamente) sovrano, di cui dovrebbe essere, in quanto strumento giornalistico, fedele compagno nelle vesti di quel tanto amato e considerato watchdog delle culture sociali, civili e giornalistiche inglesi e statunitensi. Il cane da guardia della democrazia, che vigila sul suo corretto esercizio e funzionamento e sui suoi attori principali. Ma si sa, ormai la triste moda dell’abbando dei cani dilaga, e anche questo fedele e servizievole mastino è di troppo nelle case dei poveri cittadini democratici, ridotti all’osso tanto da non potersi permettere il lusso di spartirlo nè col cane nè coi porci. E si che di porci ce ne sarebbero tanti a cui fare la festa. Già all’ingrasso da tempo, ormai sarebbe forse l’ora di farne (metaforicamente ma non troppo) salami e salsicce da arrostire su fuochi di BTP, BUND e STOCK OPTIONS.

Una norma quasi “mafiosa” nel modo in cui qualcuno vorrebbe concepirla, quella del codice di autoregolamentazione dei fotografi parlamentari con cui si impegnano a “non utilizzare gli strumenti di ripresa fotografica o visiva per cogliere con essi gli atti o i comportamenti dei deputati e dei membri del governo presenti nell’Aula della Camera, normalmente non rilevabili se non tramite l’utilizzo di particolari strumenti tecnologici, che non risultando essenziali per l’informazione sullo svolgimento dei lavori parlamentari si risolvano in un trattamento di dati personali non consentito, con conseguente violazione della privacy ovvero della lesione del diritto di riservatezza delle comunicazioni” e che ancora una volta ricorda l’arroganza dei nostri governanti, arroccati nel castello che fu parlamentare, protetto da sguardi indiscreti e dove solo i tradimenti di scontenti cortigiani e giullari di corte ormai sembra destare l’interesse, e purtoppo anche le sorti, dell’intero paese. A onor del vero va detto che a leggerla così non sembra poi troppo restrittiva, e che Fini s’è dimostrato piuttosto garantista in fatto di mantenimento della pubblicità dell’aula, anche se il concetto è chiaro; noi facciamo quel cazzo che ci pare e voi non vi dovete permettere di controllarci! Tanto meno di rompere i coglioni se giochiamo con l’i-pad, navighiamo su siti di escort o facciamo un riposino! (come se i loro mega-stipendi e i loro mille privilegi glieli avesse dati l’Onnipotente. Fanno tanto Marchese del Grillo tutte queste cose non trovate? «Io sono io, e voi non siete un cazzo»).

Il codice comunque, sembra che entrerà in vigore da domani (29 Novembre).

E allora si aspetta che il popolo imbracci torcie e forconi e marci sotto le mure del castello, difese un tempo dai mercenari al soldo dei signorotti locali e ormai invece da poveracci ridotti a mini-eserciti romani, in assetto anti-guerriglia, da schierare come truppe di risico. Ricompensate con paghe da fame, con cui magari devono sfamare bocche e pagare mutui a quegli stessi banchieri che dal ‘500 e anche prima tengono per le palle potenti e (di conseguanza) poveracci, le “truppe di risico” che dovrebbero essere forze dell’ordine, e che per garantire tale ordine devono persino fare la colletta per la benzina, salvo poi essere sbandierati come eroi della patria quando col sangue sul viso si prendono le mazzate di poveracci come loro, incazzati con chi tira i fili dall’una e dall’altra parte della barricata, finiscono poi per essere umiliate col servizio di scorta a gente del calibro di Scilipoti.

Ma ormai il popolo è stanco, il cane abbandonato in autostrada, i porci sono al comando quasi che sembra d’esser dentro un romanzo di Orwell, e pure le banche sembrano in difficoltà. Forse chissà, nel 2012 qualcosa finisce davvero. Quasi quasi inizio a crederci anch’io. A sperarci? Anche, forse.

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2011 in Commenti, Pensieri a voce alta, Politica

 

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