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“Ognuno gà le su razòn”

07 Nov

(due parole su) “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi

Spesso, anche per le persone, si dice che non va giudicato un libro dalla copertina. Beh, questo è proprio il caso in questione. Può apparire come il solito libro sul fascismo pieno di argomenti “triti e ritriti” ma è tutt’altro. Si parla del fascismo certo, dal suo avvento fino alla sua conclusione, ma stavolta non lo si vede dagli occhi di un ragazzo partigiano salito sui monti o da un reduce di guerra o dallo storico di turno. Stavolta gli occhi son quelli di chi il fascismo lo ha fatto e sostenuto fino all’ultimo, di chi ha indossato la camicia nera e ha fatto guerre “imperiali” e patriottiche, marcia su roma e quant’altro. E così si scopre che “ognuno gà le su razòn” e che magari nel fascismo ci si può esser ritrovati anche per coerenza, o più semplicemente per interessse, e che pure il fascismo, almeno all’inizio, una certa coerenza ce l’aveva.

Così come non va giudicato un libro dalla copertina Pennacchi ci mostra che magari nemmeno il fascista va giudicato solo per la camicia nera, e grazie alla famiglia “Peruzzi” ci mette davanti agli occhi un’altra angolazione del fascismo e di certi fascisti. Uno sguardo più “umano” sulle sorti di chi nel fascismo ci credeva.
Un po’ come leggere la storia dalla penna dei (per fortuna dico io) perdenti, e accorgersi che, come sempre, ognuno c’ha le sue ragioni.


 
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Pubblicato da su 7 novembre 2011 in Commenti, Libri, Recensioni

 

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