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Fine del berlusconismo?…Ai posteri l’ardua sentenza.

16 Mag

Le prime proiezioni lasciano il posto all’inizio dello spoglio. I primi dati arrivati lunedì in serata danno Pisapia, candidato sindaco di Milano per il centrosinistra, in vantaggio sulla Moratti, la candidata del centrodestra. In generale, tranne Napoli, in tutte le grandi città sembrano essere in vantaggio i candidati del centrosinistra. Tornando a Milano, le aspettative dei Berluscones sembrano essere disattese. L’esame delle comunali, dato come test politico fondamentale per il governo Berlusconi, sembra essere stato più duro del previsto, e come capita agli studenti impreparati, anche Moratti & Co. sembrano essere in difficoltà. Il ballottaggio sembra ormai scontato, ma a differenza delle ipotesi pre-elezioni la Moratti partirebbe non in vantaggio, bensì dietro il suo diretto concorrente Pisapia.

Come di consueto i commenti si sprecano, e le previsioni sul futuro politico fioccano come neve d’inverno sulle vette dei monti più alti. Ma le previsioni non bastano, non contenti dei sondaggi pre-elettorali per capire le varie intenzioni di voto, nascono come funghi a settembre i sondaggi sulla fine di Berlusconi e del berlusconismo. La domanda insomma sembra sorgere spontanea fra le fila degli oppositori all’attuale governo, almeno fra quelli presenti nella società civile e stando alle prime ventate di opinioni raggranellabili in rete. Con la sconfitta (eventuale) della Moratti a Milano, culla del berlusconismo, siamo giunti alla fine del berlusconismo stesso?

Ora, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma, altrettanto liberamente mi viene da pensare che se non sono bastati anni di scandali e “persecuzioni” giudiziarie, anni di bugie e promesse a vuote, anni di propaganda seguiti da fatti pari a zero, dubito che basti perdere una città, per quanto importante e significativo sia il suo ruolo, per abbattere il berlusconismo. Ora, forse può abbattere berlusconi uomo, o meglio, Berlusconi politico (anche se dubito pure di questo), ma la storia ci insegna che non basta abbattere l’uomo per distruggere ciò che ha creato, sia esso buono o meno buono. Di esempi se ne trovano a volontà e di ogni parte politica. Sono morti Mussolini e Hitler, ma non per questo è morto il fascismo o il nazismo, anzi, sono tutt’ora presenti, in forme più o meno vicine alle originali. Lo stesso vale per creazioni indubbiamente migliori, è morto Gandhi, non certo l’idea di combattere usando la non-violenza. E’ morto pure il Che, non certo l’idea di rivoluzione. Gli uomini passano, insomma, ognuno di noi dovrà lasciare questo mondo, ma l’eredità che alcuni di noi lasciano può essere terribilmente pesante. Il berlusconismo non è solo culto dell’uomo Berlusconi, anche se questo è indubbiamente un elemento fondamentale di questa “fede”. Il berlusconismo è un modo di pensare, di agire, di vedere il mondo. Come tale, grazie sicuramente al carisma di Berlusconi, come sicuramente anche grazie al suo potere mediatico – conflitto d’interessi per un uomo politico che solo in un paese come il nostro, dove le contraddizioni abbondano, poteva esistere e non essere soglia di sbarramento alla scesa in campo politico di Silvio Berlusconi – il berlusconismo ha preso posto nel modo di essere di tanti italiani, che lo hanno sostenuto e lo sosterranno ancora.

Sicuramente “di doman non c’è certezza”, per cui potrei tranquillamente essere smentito, ma dubito fortemente che la cultura della furbizia, della prepotenza, della macchina del fango, dell’uomo che non deve chiedere mai e della donna bella e fedele alla causa, del sesso elevato a virtù e di tante altre discutibili componenti portate in voga dal berlusconismo possano sparire col suo creatore. Specialmente dopo che le sue televisioni hanno portato tutto ciò nelle case degli italiani per anni, sfruttando la tv commerciale come arma d’imbarbarimento di massa, di distruzione del senso critico, di schiacciamento dell’individuo a massa sensibile solo alle mode e alle tendenze del momento. La formula “pane et circenses” che tanto piaceva ai nostri antenati romani, sembra essere più attuale che mai, e con essa sembra attuale, almeno per me, anche il futuro del berlusconismo.

Ai posteri l’ardua sentenza.

 
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Pubblicato da su 16 maggio 2011 in Commenti, Politica

 

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