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Capitan Capossela sbarca al Verdi!

13 Mag

Il Capitano Capossela sbarca a Firenze, e si porta dietro l’intero suo equipaggio di marinai e sirene. Capossela, in tour per presentare il suo ultimo album, “Marina,Profeti e Balene” è accolto alla grande nel porto del “Teatro Verdi di Firenze. Le date fiorentine sono due, all’ultima delle quali anch’io ho partecipato, giusto l’altro ieri.

Da quasi totale ignorante partecipo al grande spettacolo, un po’ dubbioso su ciò che mi aspetta. Dubbi che si sciolgono appena si apre il sipario, la scenografia è semplice e al tempo stesso magnifica. Al centro c’è lui, il Capitano già pronto al suo pianoforte, al buio. Dietro i coristi, due dei quali vestiti da marinai, ancora dietro le percussioni. Tutti gli altri musicisti stanno ai suoi lati, rivolti verso il Capitano in attesa di ordini. L’equipaggio intero è inghiottito fra le costole della balena come tanti pinocchi musicisti.

A lato di tutto ciò una piccola prua racchiude una tastiera.

La sala buia scintilla di grosse lucciole artificiali e trattiene il fiato quando inizia la prima canzone.

Siamo già in mare aperto e come spiega il Capitano il viaggio sarà lungo, non incontreremo terra per molto tempo, dunque comodi e godetevi lo spettacolo.

Si parte su toni leggeri, ma forti abbastanza da “scaldare” il pubblico già dalle prime battute. Lo spettacolo prosegue, si va per mare a suon di musica per oltre due ore e mezzo. Capossela fa valere il prezzo del biglietto(non certo basso!), e ci mostra la sua ultima rotta, il suo ultimo viaggio, durante il quale ci presenta personaggi come “Lord Jim”“Billy Budd””Pryntyl””Polpo d’amor” e mostri come “Il grande Leviatano””La bianchezza della balena” e il padrone di casa, il signor “L’oceano oilalà”, e tanto altro ancora.

C’è spazio anche per gli omaggi, a Bob Dylan, con “When the ships come in” cover in italiano, e a Carosone,col  medley “Che coss’è l’amor…E la barca tornò sola”  già eseguita nel 2009 al Premio Carosone. Con la “S.s. dei naufragati” Vinicio riscuote due minuti buoni di applausi dal suo pubblico. Praticamente estasiato. Ci si scalda del tutto con l’”Uomo vivo(Inno alla gioia)”, che trasforma il mare placido della platea in un mare in tempesta, lasciando giusto lo spazio per la presentazione della ciurma, prima di far naufragare tutti sull’isola deserta del Capitano.

Capossela rientra sul palco, solo, con una birra in mano. Si siede al piano e si lascia andare a qualche riflessione su Ulisse. Capitan Capossela dà la sua versione dei fatti in merito alla fine del re di Itaca, perché è facile diventare eroi, il difficile è tornare a essere semplici uomini, e allora come volete sia andata? La prima nave che ha visto passare e magari chissà, è ripartito! Verso quelle “sirene” con cui Capossela ci saluta, voce e pianoforte.

Finisce la musica, finisce il viaggio. Si approda nuovamente a terra. Gli applausi sovrastano tutto, Capossela abbraccia simbolicamente il teatro intero mimando il suo cuore che si gonfia. Si tappa le orecchie e saluta.

Più di due ore e mezzo di fantastico spettacolo, per uscire fuori e trovarsi a sognare il mare canticchiando le sue canzoni, magari con un po’ di mal di terra!

 
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Pubblicato da su 13 maggio 2011 in Musica, Recensioni

 

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