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Nasi turati e Ponzio Pilato; una sottile connessione elettorale.

Votare o non votare…questo è il dilemma.

No, Shakespeare non c’entra niente. Mio fratello, lui si, c’entra. E ovviamente le elezioni (europee ed amministrative).

Sintetizzando, lui voleva convincermi in primis a votare, e magari anche a votare in una certa maniera, o magari no. Io invece di votare non c’avevo voglia. Zero.

Mi sembrava abbastanza inutile. Abbastanza per non dire del tutto.

Comunque alla fine ho votato. MI son turato quel naso di Montanelliana memoria e sono andato alle urne. Un’ottima scusa per fare un salto nella biblioteca del mio paese e pensare a quanto raramente ci metta piede. Ma questo è un altro discorso. Quello che volevo esporre era: perché votare?

Perché c’è “gente che è morta per darci questo diritto”. Si bello, ben detto, ma nella pratica delle cose, nella vita quotidiana che ci sbatte in faccia la dura realtà di ogni giorno, perché votare?

Non votare può essere un atto di protesta, e sicuramente lo è se fatto con coscienza. Se invece non si vota per andare al mare no, quello è fregarsene.

Ma al di la di questo, se anche non voti per protesta (con coscienza), nella concreta realtà dei fatti tu stai dicendo: “facciano come gli pare, tanto a me non mi vanno a genio, nessuno di loro (ah,come ti capisco!), e poi per quello che conta votare (e qui ti capisco un po’ meno ma vabè)”. Risultato? il tuo potere, che è quello di delega (ben poco se vogliamo ma il massimo che possiamo, forse) va a farsi benedire. Quello altrui, di coloro che vanno a votare, invece no. Loro delegano, e se vogliamo decidono, chi li governerà e rappresenterà (a livello nazionale, locale o europeo). Decidono bene, male, così così. Gli altri governano bene, male, così così. E’ soggettivo. Alle volte anche oggettivo. 

Ma non solo chi vota esercita anche altro; diritto di critica. Ebbene si, se io voto partecipo e questo mi dà diritto anche a criticare, ora e in futuro. Se non voto non partecipo. Se non partecipo con che diritto critico? Ponzio pilato se ne lavò le mani, con che diritto avrebbe potuto criticare i suoi concittadini romani per aver crocifisso Gesù Cristo? E voi? Siete un esercito di Ponzi Pilati?

La libertà è partecipazione. La partecipazione è anche critica (e si,questa è una frase che si può leggere in due sensi).

Dunque partecipate, anche poco, in fondo votare è ben poca cosa in termini di partecipazione alla vita politica. ma partecipate. La vostra critica sarà più forte e soprattutto legittima.

Capisco che votare certa gente può essere difficile, ma anche a costo di turarsi quel benedetto naso, votate. A chi non ha votato dico, smettete di lamentarvi per ciò che non funziona, ve ne siete già lavati le mani.

 
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Pubblicato da su 25 maggio 2014 in Uncategorized

 

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Una mafia lava l’altra – Marco Travaglio

“…da almeno vent’anni la cosiddetta destra e la presunta sinistra cogestiscono il potere d’amore e d’accordo, espellendo come corpi estranei i disturbatori dell’inciucio permanente (Prodi, i girotondi, i movimenti referendari, Cofferati, Di Pietro, Ingroia, ora possibilmente M5S).”

viaUna mafia lava laltra | Attualità.

Un pezzo su inciucio, trattativa stato-mafia e relativo processo…

 
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Pubblicato da su 7 giugno 2013 in (dis)informazione

 

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La Stampa – Debiti e paghette

Massimo Gramellini

Un quarantenne su quattro vive grazie alla paghetta dei genitori. Detto con più precisione: secondo una ricerca commissionata dalla Coldiretti, in Italia il 28 per cento degli adulti fra i 35 e i 40 anni (mi rifiuto di chiamare giovane un quarantenne) ha bisogno del sostegno dei familiari. Perché è disoccupato, cassintegrato, parzialmente o saltuariamente occupato, superoccupato ma sottopagato. In ogni caso: preoccupato. Sono i numeri di un terremoto sociale. I nonni mantengono i figli con i soldi che avrebbero voluto lasciare in eredità ai nipoti. E quando il risparmio delle famiglie si esaurirà, magari dopo la prossima spremuta fiscale benedetta dalla signora Merkel, cosa ne sarà dei superstiti? E a chi venderanno i beni di consumo le aziende che, per fabbricarli a prezzi sempre più bassi, sono costrette a tagliare posti e retribuzioni?

Nel mucchio dei percettori di paghette ci sarà sicuramente qualche parassita indisponibile al sacrificio e una percentuale di illusi che si ostina a perseguire un corso di studi o un mestiere che la rivoluzione tecnologica ha confinato nel museo delle cere. Ma la maggioranza è composta da giovani o ex giovani disposti a tutto e condannati al niente. Torrenti di energia ristagnante. Il costo emotivo della crisi è superiore persino a quello economico. Penso all’umiliazione e al senso di fallimento di un adulto costretto a chiedere aiuto ai suoi vecchi. Chissà se in Europa qualcuno ha ancora la forza di fermare questo treno che corre verso il buio. Non è tempo di pagare i debiti del secolo scorso, adesso. Per pagare i debiti servono stipendi, non paghette.

http://www.lastampa.it/2013/05/22/cultura/opinioni/buongiorno/debiti-e-paghette-Kyep8rQ3QKA8FJpEnBe95K/pagina.html

 
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Pubblicato da su 25 maggio 2013 in (dis)informazione, Commenti

 

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In direzione ostinata e contraria

Don GalloResistente, partigiano, prete di strada, dalla parte degli ultimi…

Angelicamente anarchico.

Don Andrea Gallo oggi (22/05/2013) ci ha lasciato. Qui alcune sue interviste.
 

“…grazie ragazzi, e guardate che io ho fatto il partigiano, quindi è un partigiano che ve lo dice. Rientrate in quel filone che si chiama resistenza: resistenza alle barbarie, al virus del fascismo che è di nuovo in libera uscita. Resistenza, resistenza, resistenza!”

 
 

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Messaggi subliminali

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Messaggi subliminali o velate ammissioni?

Qualcuno non avrebbe dubbi.

 

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Twitter: è stato bello finché è durato

Nei giorni scorsi scrivevo di screenshoot, e della possibilità di portare allo stesso livello comunicativo grandi giornalisti e vip in genere e “persone comuni” grazie all’uso dei social network.
Oggi l’abbandono di Twitter da parte di Enrico Mentana mi da la possibilità di riflettere sull’altra faccia della medaglia, e cioè che tutti adesso sono in grado di far sentire la loro voce,moltiplicando grazie alla massa la forza della loro parola, anche quando la ragione non si trova dalla loro parte (indipendentemente dal caso Mentana).
Problema grosso e importante dell’uso dei social network da parte di tutti come strumenti comunicativi,o addirittura di giornalismo amatoriale (lo so, dovrei tacere visto che sto scrivendo sul mio blog amatoriale) è proprio la perdita della professionalità giornalistica.
Accertare la fonte. Accertare e confutare la notizia. Informarsi prima di commentare senza andare per sentito dire (stile bar), evitare il (re)linkaggio selvaggio ecc.
Tutti problemi che, a mio avviso, rispondono a chi ancora si chiede se sia necessaria la figura del giornalista professionista.
D’altronde la democraticità di questi strumenti ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi, si tratta di accettarli o tirarsene fuori. Impensabile applicare censura di qualunque sorta, tanto meno insegnare una certa educazione all’uso di strumenti del genere, Twitter e Facebook su tutti, a tutti i suoi utilizzatori.
Manca forse una certa cultura della dialettica, del confronto rispettoso e informato, che tanto è importante in ambito democratico (e NON parlo di inciuci eh, tranquilli). Magari anche una certa cultura del giornalismo, per usare strumenti che in qualche modo gli si avvicinano, non guasterebbe.
Chi scrive per professione sa che uno dei limiti da tenere sempre presente è infatti quello del diritto, vedi i reati a mezzo stampa.
Chi scrive e utilizza per passione o divertimento social network e simili, potrebbe almeno attenersi al limite dell’educazione e della certezza dei fatti prima che il suo cinguettio si unisca allo starnazzare generale.

 
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Pubblicato da su 8 maggio 2013 in Commenti, Nuovi Media

 

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Il Divo esce di scena (?)

Il Divo – Monologo – YouTube.

Se ne va oggi, 6 Maggio 2013, il Senatore Giulio Andreotti. Il Divo.

Con lui, forse, verranno seppellite verità da tempo ricercate, e da tempo nascoste.

Di sicuro non mancano le ombre sul suo operato politico e sulla sua vita. Si scatenerà la bagarre da parte di “revisionisti” e “rivalutazionisti” vari, sempre pronti all’estrema assoluzione post mortem indipendentemente dall’operato in vita del soggetto in questione, confondendo la pietas cristiana per la persona, con il giudizio delle sua azioni. In barba alla verità storica, si tenterà probabilmente di piegare la memoria dei fatti di ieri, di cui poco si sa, con le dichiarazioni di oggi.

Di vero c’è, sicuramente, che prescrizione non è assoluzione (come invece piacerebbe a qualcuno, forse a molti).

Giancarlo Caselli su processo Andreotti.

 
 

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Screenshoot 2.0

Una delle opportunità più belle data della presenza su social network e affini di persone famose e importanti è indubbiamente la possibilità di realizzare fantastici “screenshoot”. Tipo questi:

screenshoot gasparri

screenshoot vespa screenshoot vespa-gasparri

Gente abituata a fare proclami e monologhi che si ritrova di colpo catapultata sullo stesso piano interazionale della “gente comune”, la quale oltretutto sembra avere spesso memoria, dignità e senso dell’humor.

Et voilà! Sbugiardati e messi su piazza.

Mezzavia fra piccole ciniche soddisfazioni e tripudio della verità.

 

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“Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

INDIFFERENTI Antonio Gramsci (22 gennaio 1891 –  27 aprile 1937)

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica.
L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

 

“La Città futura”, pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

Tratto da http://www.antoniogramsci.com/cittafutura.htm#indifferenti

 

 

 
 

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Il primo discorso di Laura Boldrini, neopresidente della Camera

Il primo discorso di Laura Boldrini, neopresidente della Camera – Italia – l’Unità – notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica.

Qualcuno lo etichetta già come “Dì qualcosa di sinistra”. Può darsi.

Io direi piuttosto. Hai detto qualcosa riguardante giustizia sociale, presente e futuro, problemi attuali, prospettive, metodi e approcci.

Speriamo non restino solo belle parole.

 

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